La storia delle donne nella cultura e nella vita civile non è stata facile. Molto
spesso è stata una storia d’emarginazione almeno fino alla fine dell’Ottocento
e, in gran parte, anche fino alla metà del Novecento; quando poi si passa
all’ambito scientifico la situazione appare davvero sconfortante.
L’Unione Europea già da tempo ha lanciato un campanello d’allarme sulla
condizione delle donne scienziate e c’è voluta una donna, Edith Cresson,
come Ministro della ricerca, perché la Commissione Europea si accorgesse
che le donne nella scienza sono discriminate e aprisse un ufficio destinato
ad occuparsi del problema. Con una serie di convegni internazionali, svoltisi
a Bruxelles tra il 1998 e il 2000, la Commissione ha dato visibilità al problema
elaborando il rapporto Etan. Le conclusioni sono avvilenti: le donne
che s’iscrivono ai corsi di laurea nelle discipline scientifiche, e si laureano,
sono numericamente superiori agli uomini, ma di queste solo una percentuale
molto bassa arriva ai livelli più alti della ricerca.
Anche in Italia, sull’onda del Rapporto Etan, è stata fatta un’indagine sulle
istituzioni pubbliche di ricerca, poi pubblicata nel libro “Le figlie di Minerva”.
Risultato: tra il 1995 e il 1998 le studentesse italiane hanno ottenuto il
52 per cento delle lauree in discipline scientifiche, superando i ragazzi anche
per qualità (ottenendo, cioè, voti migliori). Gli enti statali hanno assunto però
il 63 per cento di uomini, mandando avanti, evidentemente, anche ricercatori
non troppo competenti e, ci si potrebbe chiedere, solo perché maschi?
Dal 1999 le ricercatrici italiane sono diventate il 60,4 per cento, ma sono
rimaste ferme ai gradini più bassi. Quando si sale nella gerarchia, si scopre
che le donne vengono falcidiate: ne resta solo un 6,8 per cento.
Dove sono allora quelle giovani donne così meritevoli, quelle che hanno
avuto il massimo dei voti, che hanno superato i loro colleghi maschi? È
venuta loro a mancare l’intraprendenza, la voglia di fare, si sono arrese alle
prime difficoltà…oppure?
Forse è meglio compiere un salto indietro nel tempo e lasciar parlare la storia.
La questione, infatti, è annosa. Anzi, secolare. Di donne scienziate, fino
alla metà del secolo scorso, ce ne sono sempre state pochissime e, tra queste,
molte sono state ghettizzate, considerate «inferiori».
Doveva saperne qualcosa IPAZIA, figlia di un matematico di Alessandria,
matematica e astronoma, vissuta ad Alessandria
nel IV sec. d.C. che inventò l’astrolabio, il planisfero
e l’idroscopio. Riuscì persino a divenire
capo della Scuola neoplatonica di Alessandria,
dove, si dice, fosse famosa per essere la più brava
risolutrice di problemi. Ma il suo amore per la
matematica le costò caro quando Cirillo, patriarca
di Alessandria, iniziò ad opprimere filosofi e
scienziati che egli definiva eretici fin quando, un
giorno, fu aggredita per strada e brutalmente assassinata.
Fino alla seconda metà del Novecento, poche
donne hanno avuto successo nel sapere matematico, divenendo quasi sempre
oggetto di derisione e sottovalutazione. Dopo la morte di Ipazia, bisogna
aspettare il Rinascimento prima che un’altra donna diventi famosa per le sue
doti in matematica.
Eppure, nonostante siano state sempre discriminate e dissuase dallo studiare
questa materia, molte di loro hanno combattuto contro questi pregiudizi scrivendo
il loro nome a caratteri indelebili negli annali di tale disciplina.
Come, per esempio, MARIA GAETANA AGNESI, nata a Milano nel 1718, figlia
di un matematico, conosciuta come una delle migliori matematiche europee
e famosa in particolare per i suoi trattati sulle tangenti e sulle curve.
Nonostante la sua indiscutibile bravura, la Agnesi,
come molte altre donne, venne sottovalutata e l’Accademia
di Francia si rifiutò di darle un posto di ricercatrice.
L’opera più nota dell’Agnesi è “Istituzioni analitiche”
che scrisse come testo di studio per i fratelli minori
e rappresenta una sintesi chiara e concisa della
nuova matematica. Basti pensare che ancora 50 anni
dopo rimaneva il più completo testo di matematica.
Sempre in Italia, nella stessa epoca, emerge il nome
di LAURA BASSI nata nel 1711....
Antonella Lentinu
L'articolo non è completo, quello che si è potuto leggere è un anticipazione di quello che troverete nel numero 32 in edicola!
[continua in edicola nel numero 32]