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La moneta, che ha rivestito (e riveste) un ruolo determinante nelle vicende
dell’umanità,1 rappresenta il punto di arrivo di una lunga evoluzione economica,
succedutasi nei vari secoli, di mezzi di pagamento fra comunità diverse
, che preferirono usare il metallo come strumento di valutazione di beni e
di prestazioni, piuttosto che il bestiame o qualche derrata alimentare, come
grano, orzo o avena. Nel mondo antico, i metalli adoperati per coniare le
monete furono essenzialmente tre: oro, argento e rame, spesso usati in lega
. Dalla combinazione dell’oro e dell’argento si otteneva l’elettro; dal rame e
lo stagno il bronzo; con la fusione del rame e dello zinco si ritraeva l’ottone;
dall’argento e stagno o piombo la mistura. L’oro e l’argento erano sempre
utilizzati con un titolo (rapporto tra la quantità di fino e la quantità di grezzo
contenuto in un oggetto di metallo prezioso) di purezza altissimo, mentre
rimaneva incerto il peso dei singoli lingotti.. Per tale fatto si introdussero dei
piccoli globi di metallo recanti una punzonatura con il marchio di riconoscimento
o sigillo di una personalità conosciuta (banchiere, grande sacerdote,
autorità politica), garante della bontà della pesatura. Quando lo Stato si rese
conto della grande utilità del nuovo mezzo di scambio e della possibilità di
guadagno trattenendo una quantità di metallo come diritto di conio, nacque
la moneta vera e propria. Le monete stampate nell’antichità non sempre indicavano
il proprio valore , come invece divenne normale negli ultimi secoli
più vicini a noi, quando alla moneta di valore reale si sostituì quella di valore fiduciario, sostituendo le monete in metallo prezioso con carta moneta e
successivamente con altre forme di pagamento: monete bancarie, scritturali
ed elettroniche (assegni bancari e circolari; giro-conti bancari; trasferimento
elettronico di fondi senza impiego né del contante né degli assegni).
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Per delineare i tratti essenziali storico-economici e sociali di una regione, soprattutto riferiti a scansioni temporali del mondo antico, si usa analizzare la monetazione dell’epoca , in quanto attraverso i suoi mutamenti si evidenziano le variabili culturali e politiche del popolo che ha realizzato l’emissione della moneta. Indispensabile strumento da utilizzare nel quotidiano la moneta, usata nel mondo medio orientale e occidentale da almeno 2600 anni, ha la natura di unità e riserva di valore, strumento di scambio e di pagamento. Ogni Stato ha adottato e attua un sistema monetale all’interno del quale attribuisce il medesimo valore e accettabilità a tutte le monete con uguali caratteristiche che circolano dentro suoi confini. La Sardegna è stata assoggettata, nei vari secoli del passato, al dominio di diversi popoli, ma la monetazione sarda riferita al periodo punico-romano non è stata del tutto esplorata. Prima della dominazione punica non esisteva un sistema monetario per facilitare lo scambio delle merci, che avveniva mediante il baratto. Esistono tracce significative della presenza fenicia nell’isola fin dalla fine del II millennio a.C. In particolare, risulta ben documentata l’esistenza di scali costieri fenici nella Sardegna, fra il IX e l’VIII secolo a.C. , che costituivano importanti luoghi di supporto lungo le rotte iberiche, provenzali ed etrusche.
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I più antichi e rilevanti approdi sardi furono Karali, Bithia, Nora e Tharros . Erano inseriti nei circuiti commerciali fenici (commercianti per antonomasia, trattavano una varietà eccezionale di merci ed erano abilissimi marinai) che, normalmente, iniziavano dai porti di Gaza e Tiro e attraverso approdi a Rodi, Creta, Malta, Mozia, raggiungevano le coste sarde per poi proseguire fino a Ibiza, Cadice e rientrare, costeggiando l’Africa settentrionale, nei luoghi di partenza. Mediante questi traffici, oltre alla diffusione di alcune loro divinità 2 introdussero alcune monete rinvenute, in maniera sporadica, nei siti costieri. In Sardegna si deve con ogni probabilità all’influenza culturale fenicia la ripresa rapida delle attività economiche locali e l’emergere di aristocrazie indigene che, garantendosi il controllo delle materie prime richieste, si presentavano come interlocutori affidabili ai naviganti venuti dall’Oriente...
Giovanni Enna
L'articolo non è completo, quello che si è potuto leggere è un anticipazione di quello che troverete nel numero 32 in edicola!
[continua in edicola nel numero 32]
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