|
|
 |
La vicenda critica della tavola del
Cristo in Croce tra la Vergine e San
Giovanni del Museo Giovanni Antonio
Sanna di Sassari,1 per la quale
Renata Serra nel 1980 ha proposto la
derivazione da un cinquecentesco Retablo
dei Consiglieri di Sassari,2 ha
il suo esordio nell’edizione postuma
dell’Archivio pittorico della Città di
Sassari redatto da Enrico Costa tra il
1898 e il 1904. Con un buon grado
di perizia lo scrittore sassarese aveva fissato in un disegno a matita il totale
della Crocifissione ante restauro e
un dettaglio del volto del Cristo, che
lui conobbe a Palazzo Ducale. Nella figurazione grafica, in un riquadro in
basso a sinistra della pagina, una nota
esplicativa riferisce in un appunto una
utile traccia investigativa: “Tavola a
tempera rappresentante il Crocifisso
appartenente al Municipio da tempi
antichissimi. E’ deteriorata in più parti,
la credo anteriore al sec. XVI. Se ne
fa menzione nel testamento del 1670, 1649 e 1629 e si raccomandava ai consiglieri
entranti in carica”.3
La notizia è ripresa e ampliata, per quanto resti comunque lacunosa, nell’Archivio del
Comune di Sassari del 1902, nel quale il Costa si sofferma sull’“inventario del mobilio
che veniva compilato ogni anno per cura dei Consiglieri uscenti di carica; i quali
lo raccomandavano ai nuovi Consiglieri entranti […] nella gestione annuale, che cominciava
il secondo giorno di Pentecoste, e terminava nello stesso giorno dell’anno
veggente. A questo inventario (sottoscritto dal Segretario e dai cinque Giurati) davasi
il titolo di Testamento, ed era l’ultimo atto che si annetteva ai libri della Conselleria.
Di questi Testamenti – conclude lo studioso – ne ho sott’occhio parecchi (1629-1649-
1670); ma io non riassumerò che quello del 1670, per quel che riguarda i mobili”. Tra
i vari quadri censiti a quella data “nell’aposento del Secreto” l’appassionato cultore
cita: “4. Un quadro del Santo Cristo; 5. Altro quadro di San Proto e Genuario; 6. Altro
quadro di San Gavino, con le armi della Città”.4
|
 |
Il sospetto che il Costa possa avere travisato il senso di talune annotazioni dei testamenti
del 1629 e del 1649 sui quali non si sofferma, è sostenuto dal silenzio delle carte e dal privilegio della citazione accordato dallo stesso, nell’Archivio del Comune di Sassari, alle raccomandazioni del 1670, le sole tra quelle da lui citate, oggettivamente riscontrabili. Inedito è, invece, il disposto del testamento del 1650, nel quale sono sommariamente inventariate le pertinenze della Camera del Segreto e della cappella dell’antico Palazzo di Città di Sassari sito in corso Vittorio Emanuele II, sulla stessa area dove nell’Ottocento fu eretto l’odierno Teatro Civico: “Advertinsia que en la caxa que es en la cambra del segret de la ciutat hi ha […] sinch cortines de taffata vert ab frangia de seda vert y narangiada, una gran per la Capella, y quatre per lo quatre retrats de la casa de Aultria ab les seus cordons y pendons de seda de la matexa color […] la bandera eo estendart als les armes de la ciutat a son pendons de seda set ferros per les cortines dels quadros del dit aposiento et cambra del secret”.5
|
 |
Dal raffronto di queste raccomandazioni con quelle del 1670, ricche di dettagli in parte tralasciati dall’archivista comunale, emerge un quadro degli arredi municipali in massima parte rinnovato: “Mas avertimos a V[uestra] S[eñorí]a que en laposiento del secreto ay […] los retratos de los Reyes de Espagna, […] un quadro de un Santo Cristo otro de San Propto y Genuario, otro de San Gavino crispoli, cresenciano las armas de la ciutad y otro en la anticamera de san Gavino a Cavallo, en la arca estan […] un pagno verde para lumes a pequegna una cortina del quadro de la Capilla con otra pequegna para lo arriba, dos cortinas de tafetan verde viexas, el tertio pelo de la silla de San Gavino”.6
Si ha ragione di credere che una delle “cortines de taffata vert ab frangia de seda Il Retablo dei Consiglieri di Sassari....
Gian Gabriele Cau
L'articolo non è completo, quello che si è potuto leggere è un anticipazione di quello che troverete nel numero 32 in edicola!
[continua in edicola nel numero 32] |
|
|
|