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Studio dell’uomo
L’Antropologia, come scienza particolare distinta dalla sociologia
e dalla filosofia, è nata nella seconda metà dell’ottocento col “De
Quatrefages” (1855). E’ stata poi sviluppata da Darwin (sostenitore
della teoria evoluzionistica), da Sergi (sostenitore della teoria della
poligenesi delle razze umane), quindi da Giuffrida-Ruggeri (difensore
della teoria della monogenesi) e dal Biasuti (ideatore dell’antropogeogra fia), per citare solo alcuni dei tanti pionieri di questa nuova
disciplina.
Negli anni Trenta del Novecento Levi-Strauss apre un nuovo filone
di ricerca per cui l’uomo, e il gruppo di cui fa parte, viene osservato
nella sua “struttura profonda”, come genesi e come clan, quindi
come soggetto attivo che determina il corso degli eventi. Inizia così
lo “studio dell’uomo puro”, considerato come valore a sé, svincolato
dal condizionamento storico e dagli “idealismi” che frammentano la
sua natura facendolo apparire altro da ciò che realmente è.
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In questa ricerca per una definizione esaustiva del “concetto di uomo” si inseriscono, fra gli altri, sociologi, psicologi e filosofi le cui conclusioni si intrecciano fra loro senza mai offrire una visione omogenea della persona umana.
Il percorso riflessivo si spinge oltre i limiti delle “strutture-di-pensiero” nel quale si inseriscono non pochi elementi di decostruzione della persona, valutata spesso solo attraverso una prospettiva esistenziale: natura, responsabilità, libertà, corpo e corporeità… Tutti temi rispondenti più all’eticità che all’essenza stessa dell’“essere uomo”.
Questo ha fatto sì che ancora oggi si è obbligati a cercare una risposta accettabile alla domanda: «Che cos’è l’uomo?» o meglio «Chi è l’uomo?».
Profili introduttivi Jaques Maritain, filosofo cattolico impegnato nella corrente di pensiero del “personalismo”, nel 1943, di fronte agli orrori della seconda guerra mondiale quasi come tentativo estremo, nella speranza di salvare qualcosa dell’identità della persona, ha dato questa risposta:
«(…) l’uomo è un animale dotato di ragione la cui suprema dignità consiste nell’intelletto; (…) è un individuo libero in personale relazione con Dio, la cui suprema “giustizia” o rettitudine è di obbedire volontariamente alla legge di Dio; (…) è una creatura peccatrice e
ferita chiamata alla vita divina e alla libertà della grazia, e la cui massima perfezione consiste nell’amore».
A Maritain risponde indirettamente Wisell, filosofo immerso nel pensiero ebraico e fortemente collegato con la realtà dell’esistente:
«(…) ad Auschwitz è morto non soltanto l’uomo, ma è morta anche l’idea dell’uomo (…). Perché è il proprio cuore che l’uomo bruciava ad Auschwitz.». Una risposta questa che riporta il “pensiero umanistico”
dalla trascendenza cristiana all’immanenza storicizzata, intrisa dagli eventi, a volte tragici, provocati dallo stesso «uomo». Il “limite” condiziona la vita. L’umanità, considerata in questa prospettiva, agisce ed opera in spazi ben definiti. È deprivata della “speranza”.
Ogni sua azione è segnata dall’analogia dello sviluppo storico. La stessa civiltà non è altro che “apparenza” perché si manifesta sempre uguale a chi la osserva oltre la patina delle sovrastrutture. Sotto questa angolazione anche la “spiritualità” è costretta ad ubbidire alle leggi della casualità.
«Il mondo ha un principio e un fine, che si iscrivono sulla prima e l’ultima pagina del testo sacro – scrive Neher – (…). Il tempo di Dio si incontra e scorre col tempo dell’uomo, prendendo decisamente le distanze dal tempo mitico e da quello ciclico della natura greca».
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L’uomo inserito nel “tempo” così condizionato come quello concepito da Neher è un uomo che non si interroga ma risponde soltanto.
Agisce secondo i canoni dell’improvvisazione quindi come soggetto «imprevedibile assoluto», e in questa imprevedibilità non solo non è possibile definirlo ma diviene anche necessario riconoscere che egli «vive la sua condizione di protagonista nella storia e di indefesso creatore di senso».
“L’angoscia della solitudine e dell’impotenza”, ecco ciò che appartiene all’essenza dell’uomo. Sembra questa la conclusione ultima Frammenti d’uomo si nascondono dentro lo scibile di diverse discipline.
Coglierne l’essenza sembra quasi impossibile, eppure… l’AntropologiaCombinata può aiutare a risolvere l’enigma... Vediamo come....
Andrea Muzzeddu
L'articolo non è completo, quello che si è potuto leggere è un anticipazione di quello che troverete nel numero 32 in edicola!
[continua in edicola nel numero 32]
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