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Bidunie, Oasi del supramonte
di Demis Massimiliano Murgia


Duro, selvaggio, impervio e sconfinato, arido in superficie ed imbevuto d’acqua nei suoi arcani meandri, pochi i prati e tante le pietraie, affascinante per il visitatore e ingeneroso, all’apparenza, per l’ospite sedentario. Il Supramonte, dalla morfologia aspra ed irregolare, è una distesa di calcare formatasi sul fondo del mar e poi emersa3 Le rocce sono consumate dai millenni e dall’acqua, segnate da profonde cicatrici dagli alti margini verticali. Mutamenti geomorfologici sono giunti anche dal sottosuolo per effusioni vulcaniche, che hanno attraversato le fratture della coltre sedimentaria andando a ricoprire il calcare in aree circoscritte, raffreddandosi e divenendo scuro basalto. La fluidità delle lave ed il loro lento stendersi ha dato vita alle dolci forme che, in netto contrasto con il tipico paesaggio calcareo “supramontano”, creano la stessa visione di un’oasi nel deserto.
Nell’analisi del paesaggio, accade sovente che la coesistenza di nette diversità morfologiche corrisponda a differenti litologie e possibilità d’uso del suolo. Combinazione, questa, che l’uomo sin dall’antichità ha imparato a riconoscere e sfruttare e di cui il sito di Bidunie è un importante testimone. Nel cuore del Supramonte costiero, in territorio di Baunei, fu edificato un esteso villaggio presumibilmente nell’Età del Ferro, tra il IX ed il VII sec. a.C., a ridosso di un pianoro basaltico a circa cinque minuti di marcia dalla carrareccia per Tavara.
Tavara è una zona del Supramonte dove, dai carbonai tra la fine del 1800 e i primi del 1900, furono costruite delle preziose vasche per la raccolta delle acque; frammenti ceramici osservati in superficie fanno ritenere, inoltre, un diverso utilizzo della risorsa idrica già in periodi preistorici e protostorici. Per questi luoghi passa una carrareccia, anch’essa sistemata dai carbonai, che probabilmente ricalca una più antica via, che partendo dall’antico approdo di Cala ‘e Jlune giungeva, all’altezza del pianoro di Marghine, a quell’importante strada che per i romani fu la Karales-Tibula.
Dal punto in cui la carraia proveniente da Tavara s’immette nel canale di Ghiroe Bidunie si diparte, in direzione Nord, il sentiero che conduce al villaggio di Bidunie.




Il resto dell'articolo in edicola su Sardegna Antica 33

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