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Corrajos de Paulle
di Franco Stefano Ruju


Galeotto fu Oniferi con il suo carnevale, inteso come raduno di maschere tradizionali. Puntualizzare è doveroso perché, a mio avviso, il carnevale nostrano rischia di perdere proprio la tradizione, diventando sempre più ostentazione di maschere: fenomeno da guardare più che da vivere, contaminazione più che confronto. La mia preoccupazione, e spero non sia solo la mia, va evidentemente ben oltre l’immediatezza dei facili consensi popolari e il numero delle presenze annoverate, fotografi compresi. Il mio pensiero non sembri pertanto “pellegrino”, giacché, in fatto di contaminazioni da individuare, l’occhio indagatore penso di averlo ancora e più di me la Nikon che mi tiene compagnia. Comunque sia la “formula” funziona: chi l’ha inventata ne mena vanto e lo spettacolo va avanti poiché, si dice, i presupposti per un forte momento di aggregazione ci sono tutti. A carnevale concluso, infine, va pure detto che, con la logica de sas prestas cambias (scambio di prestazioni), ogni comune mascherato avrà la sua bella porzione di festa inusuale... e tutti contenti! E’ chiaro però che sull’argomento un monitoraggio serio e approfondito, libero da enfasi e pregiudizi, andrebbe fatto, per tenere sotto controllo la situazione e porvi rimedio laddove fosse necessario.
Tornando a Oniferi: ci andai per soddisfare la passione fotografica, come al solito. Appena giunto, via a fare il dovuto sopraluogo sul percorso, a studiarne la location più ottimale e a catturare il consenso degli addetti ai lavori: di quelli che devono entrare nelle maschere. Questo aspetto lo definiamo in gergo “arruffianamento” e fa parte del gioco. Guai se manca perché se non lo attui ben presto finisci col dare fastidio e a quel punto “addio alle armi”. In questo frangente una bella maschera mi si para davanti, con tanto di ossa a grappolo abbarbicate sulle spalle. “Austis?” “No, Paulilatino!”. Confesso che la risposta mi lasciò assai perplesso, sempre a proposito del “rischio contaminazione”. “Ma come, non fai parte de Sos Colonganos?” “No, Corrajos de Paule, e me ne vanto!”
“Perdonami - dico io - senza offesa! Appena “riscoperta” una maschera e subito tutti appresso a copiarla?”
“Hai detto bene amico mio, risponde lui. Loro la maschera l’hanno riscoperta, noi non l’abbiamo mai smarrita!”
Ecco, questo in sintesi, il motivo del mio intervento, che non vuole essere né polemico, né provocatorio ma solo un modesto contributo solidale all’impegno culturale di un manipolo di volenterosi, appassionati come me di tradizioni popolari, casualmente conosciuti ad Oniferi. L’esperienza vissuta mi ha comunque confermato come sia vero fino in fondo il detto del vecchio che muore imparando e conoscendo!

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