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Il fulcro della signoria dei Doria in Anglona era costituito da Castelgenovese, le cui più antiche attestazioni documentarie risalgono agli anni 1272-1274, mentre la prima testimonianza certa del dominio dei Doria è del 14 febbraio 1282, allorché Brancaleone I vendette a Corrado Malaspina Castelgenovese, Casteldoria e l’Anglona, ricomprando nello stesso anno i due castelli (e presumibilmente anche la curatorìa) per il prezzo di 9.300 lire.
L’assetto amministrativo di Castelgenovese è ben conosciuto grazie soprattutto ai frammenti degli statuti, emanati intorno al 1334 da Galeotto Doria.
Il governo del borgo era affidato a un podestà, preposto all’amministrazione, alla polizia e all’esercizio delle funzioni giudiziarie, in quanto presidente delle coronas. La corona, organo collegiale peculiare del periodo giudicale, assommava funzioni giudiziarie e amministrative; ad essa ci si poteva appellare contro decisioni del podestà che avessero contravvenuto ai capitoli degli statuti. Vi erano poi una serie di ufficiali, quali scrivani di corte, missu dessa corte, servente dessa corte, castaldos (addetti alla vigilanza e alla pulizia delle singole contrade del borgo), diriçadores dessas vias (responsabili della viabilità e dell’edilizia). Il controllo dell’agro era affidato ai pradargios (a guardia dei prati comunali) ed ai majores dessas vignas; questi ultimi, coadiuvati da juratos da loro nominati, erano addetti alla vigilanza delle vigne, che erano impiantate in determinate aree chiamate habitaciones opportunamente recintate; tali majores dovevano essere due per ogni habitacione.

Il cartulare del notaio Francesco Da Silva consente di ampliare le conoscenze sul governo di Castelgenovese e dell’Anglona relativamente agli anni 1321- 1326. Numerosi sono i riferimenti alla curia di Castelgenovese, intesa come centro di amministrazione giudiziaria e fiscale, dotata di propri scrivani. La carica di podestà era ricoperta nel 1321 da Giacomo Zucca, originario di Silvano d’Orba (Alessandria), mentre un certo Primasera de Besugene era preposto alla custodia della torre del castello, percependo come paga 46 soldi e 8 denari per un periodo di tre mesi e dieci giorni. Alcuni atti menzionano anche
i servientes, che costituivano la guarnigione del castello. Gli extimatores di Castelgenovese, indicati negli statuti cittadini come boni homines incaricati di stimare l’entità di danni provocati dal fuoco, sono menzionati a proposito della vendita di un ammezzato.
Percivalle Doria, figlio di Brancaleone, era delegato alla vicarìa di Anglona, mentre per ciò che concerne il quadro amministrativo periferico, il cartulare rivela come anche il villaggio di Coghinas fosse retto da un podestà, che fino al 1321 aveva giurisdizione anche su Casteldoria; a capo di quest’ultimo era il castellano Pietro de Barra.
Sono menzionati, inoltre, gli juratos ed il maior panis o majore de pane. In quest’ultima veste donnu Pietro de Serra, originario di Sedini, è più volte testimone, nonché rappresentante dell’autorità in un atto relativo alla restituzione di un mandato di tutela. In un’occasione, inoltre, Brancaleone si rivolge ai suoi ufficiali, nell’ordine vicari, podestà e, appunto, majores de pane.


Alcuni atti del Da Silva mettono in evidenza le linee della strategia politica di Brancaleone Doria in Anglona nel 1321...

Alessandro Soddu

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[continua in edicola nel numero 32]


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