Homepage

 

Edifici cultuali in Sardegna
dalla fine del bronzo al ferro inoltrato
- seconda parte
di Mirko Zaru


Capanne lustrali e vasconi per abluzioni
Ritengo corretto dire che l’acqua, sin dalla più remota antichità, è stata oggetto di culto come bene primario per la sopravivenza.
La sua forza, dall’irrefrenabile flusso, ha portato l’uomo a trovare soluzioni per “gestire” l’elemento sacro, conservarlo “puro” e modificare a proprio piacimento.1Nel periodo in esame, in Sardegna, si manifesta un’evoluzione architettonica e stilistica che influenza l’intera isola, con archetipi ben studiati e diffusi, di gran significato per i rituali in essi compiuti.
Da qualche anno a questa parte è stata individuata in ambito archeologico isolano una nuova categoria di monumenti, riconducibili al periodo del ferro, banalmente denominate “rotonde”.
Personalmente non riesco a giustificare l’attribuzione del nome “rotonda” per questi monumenti, che più che identificare una nuova categoria, suggeriscono una nuova tipologia di strutture ormai già conosciute e studiate da tempo: le capanne lustrali.

1 - Capanne lustrali a bacile

Le capanne lustrali, genericamente, sono caratterizzate dalla presenza di un bacile e un bancone sedile; alcuni tra gli esempi più affascinanti e meglio conservati sono quella denominata “Fonte sacra” di Sa Sedda ‘e sos Carros nella valle del Lanaitto di Oliena (NU) e quelle di Sant’Imbenia di Alghero (SS).
Comuni elementi dimostrano come altre capanne simili coesistevano in altre zone dell’isola: nel villaggio del nuraghe Su Nuraxi di Barumini (CA), nell’area della chiesa di San Salvatore a Cabras (OR), presso il nuraghe Santa Barbara in agro di Bauladu (OR), nel “santuario federale” di Santa Vittoria di Serri (CA), a San Luca di Ozieri (SS) e a Monte Zuighe in territorio di Ittireddu (SS), per citarne alcuni.
Per comprendere meglio le caratteristiche architettoniche è giusto prendere le meglio conservate come “fossile guida” da comparare ad altri esempi e ad altre tipologie; in secondo luogo è indispensabile la contestualizzazione delle stesse per l’acquisizione di dati utili alla ricerca, in quanto, allo stato attuale, sui rituali praticati in questi “tempietti” possono essere avanzate solo ed esclusivamente supposizioni, in attesa di nuove scoperte più rilevanti.
Al tempo stesso siamo in grado di capire, anche se con ampio margine di errore, “il quando” queste capanne sono state edificate e usate, basandoci sulle ceramiche rinvenute; con molta più precisione, esaminando le strutture, è più chiara la stratigrafia delle sovrapposizioni e dei riutilizzi che permette di interpretare i vari cambiamenti cultuali nel medesimo sito, ovvero, se le ceramiche datano la fase di frequentazione al Bronzo finale – Primo ferro, le strutture ci permettono di acquisire importanti elementi sulle fasi di edificazione, sulle modifiche dettate dalle “necessità” e sul rapido cambiamento del rituale religioso.

2 – Capanne lustrali di differente tipologia: le cosiddette “rotonde”

Come già ho accennato, ritengo che le “rotonde” possano essere considerate capanne lustrali di differente tipologia, quindi non si tratta di “nuova categoria architettonica” come alcuni autori affermano;2 alcuni elementi permettono di attestarne la diffusa esistenza nel territorio isolano.
Dal punto di vista architettonico, è utile considerare come in alcuni casi le strutture siano state realizzate prevalentemente con materiali di riutilizzo,
anche di periodo tardo,3 che dimostrano l’evoluzione del culto nel periodo del Ferro.

2a. – Sa Corona Arrubia di Genoni
La “rotonda” di Sa Corona Arrubia in territorio di Genoni, conosciuta nella zona anche come “Santa Maria S’Ungroi”, è sicuramente uno di questi esempi; si tratta di una struttura circolare dotata di bancone sedile e una nicchia (?), di una canalizzazione d’immissione e di un ampio vascone lustrale che sembrerebbe confermare la destinazione d’uso.
La fattura dei conci a “T” ricorda quella del Santuario di Abini a Teti (NU) con elementi a faccia inclinata appartenenti a una copertura a doppio spiovente, che ipotizzo potesse essere addossata alla “rotonda”, a protezione del grande vascone a Nord-Ovest della struttura.

 

Il resto dell'articolo in edicola su Sardegna Antica 35

| Passeggiata a Dorgali di Giacobbe Manca
| Genetics prima parte - di Maurizio Feo
| Edifici cultuali in Sardegna - seconda parte di Mirko Zaru
| La campana Torresani di Gian Gabriele Cau
|
Vivere con il "paese" nel cuore di Andrea Muzzeddu
|
Economia delle antiche civiltà mediterranee - seconda parte di Giovanni Enna
|
Una moschea ad Assemini di Massimo Rassu
|
Nascita ed evoluzione della religiosità di Alberto Pozzi
|
La festa del 24 Giugno in Sardegna di Tiziana Sotgiu
|
I candelieri di Nulvi di Franco Stefano Ruju
|
La memoria dimenticata di Pietro Martis
|
Diffusione dei retabli in Sardegna di Luigi Agus


SARDEGNA ANTICA - Autorizzazione Tribunale di Nuoro n. 3 del 2.6.1992 - tutti i diritti sono riservati