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Prima parte
Rilievo con raffigurazione di mestiere; Roma, Museo cristiano delle catacombe di Protestato.

Introduzione all’arte paleocristiana Prima di penetrare nei meandri dell’iconografia paleocristiana, è necessario compiere una breve analisi generale sull’arte paleocristiana, per delineare gli aspetti e le caratteristiche principali delle espressioni figurative delle prime comunità cristiane.
L’arte paleocristiana si colloca cronologicamente tra il II e il VI secolo d. C.(1) e sorge tra la fine del II e gli esordi del III secolo, ma è nella metà di quest’ultimo che il linguaggio cristiano acquisisce una sua autonomia e una sua fisionomia.
L’arte paleocristiana è simbolica, ruota intorno ad iconogrammichiave che rappresentano un’idea metaforica del cosmo, ordinato e coordinato da una forza motrice divina per dar luogo ad una pax terra marique parta (che ci sia pace sia per terra sia per mare). Sono simboli collegati alla materia marina e terrestre(2).
Le figure-simbolo più ricorrenti sono, in origine, quelle del Buon Pastore e del pescatore, che rappresentano le due entità del cosmo, la tellus (terra) e l’oceanus (oceano), e quelle del filosofo e dell’orante, che suggeriscono la concezione della paideia, intesa come trasmissione della sapienza. Con il trascorrere del tempo il pescatore viene sostituito dalla figura di Giona, e anche il filosofo scompare per lasciar posto alle immagini dei santi e dei martiri.
Il repertorio figurativo paleocristiano è costituito anche da simboli zoomorfi, tra i quali la fenice, il mitico uccello che rinasce dalle sue ceneri, e il pavone, entrambi simboli del mistero della resurrezione della carne.
L’arte paleocristiana si esprime attraverso un linguaggio sintetico;
infatti le storie bibliche sono ridotte a semplici scene costituite solo dal nucleo del racconto, senza alcun riferimento né all’intera dinamica della narrazione né all’ambientazione degli episodi narrati. La selezione del materiale iconografico si basa
su una funzione catechetica dell’arte cristiana.
Nel momento delle origini le scene bibliche e i simboli assumono, di norma, dimensioni ridotte; questo sistema trova la sua massima espressione nelle decorazioni pittoriche delle catacombe, dove sin dalla fine del II secolo si ripartiscono le pareti e le volte degli ambienti tramite un reticolo ottenuto con linee, consuetamente di colore rosso e verde: sistema geometrico che è il risultato dell’estrema semplificazione degli “stili pompeiani“Nelle volte le figure sono disposte in riquadri formati dall’intreccio fra cerchi e linee ortogonali, e anche nelle pareti i soggetti sono inseriti in riquadri delimitati da linee.
La tecnica del colore opta per la pittura compendiaria o a macchia: il fondo è spoglio, le forme spiccano sugli sfondi neutri, le figure e i volumi sono suggeriti in primo piano da pennellate a tinte vivaci. Si prediligono i fondali bianchi perché captano la luce delle lucerne e il chiarore dei lucernari; il repertorio decorativo non abbandona i consueti temi cosmici e neppure la materia iconografica passe partout, come quella dionisiaca, quella stagionale e l’idillio bucolico e marino, nella forma di personificazioni, animali, ghirlande e mostri marini. All’interno di questa complessa articolazione iconografica si innestano, con disinvoltura, le immagini ispirate dalla Bibbia(3).
Le scene paiono vivaci fumetti, estremamente espressivi, facilmente decodificabili, ripetibili, con i medesimi schemi, all’infinito. Alcuni dei caratteri riscontrati nella pittura cimiteriale si ritrovano anche nei primi sarcofagi cristiani, che per certi versi costituiscono la versione scolpita delle pitture delle catacombe(4).
La figura della nave nell’arte paleocristiana L’arte paleocristiana mostra un ampio repertorio iconografico, ricco di simboli e figure che si succedono e si ripetono senza obbedire ad un programma stabilito, simboli che si mescolano e si compenetrano liberamente, simboli che si differenziano gli uni dagli altri e che non si comprendono gli uni senza gli altri. Tra i simboli cari all’iconografia paleocristiana ritroviamo la figura della nave che possiede diversi significati, ma collegati tra loro, desunti dalle opere degli autori cristiani, i quali si riferiscono a specifici passi dei Vangeli.
La nave può avere una connotazione realistica e rappresentare una testimonianza dell’attività svolta in vita dal defunto, può simboleggiare la nave in cui si imbarcò il profeta Giona, può alludere alla nave della Chiesa, sulla quale l’anima del defunto raggiunge il Paradiso, sulla quale il fedele trova la salvezza perchè sulla poppa siede sempre Cristo, in qualità di timoniere supremo...

Loreta Pluchino
[Continua a pagina 10 del numero 31]



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