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La festa del 24 Giugno in Sardegna
di Tiziana Sotgiu


Dal punto di vista astronomico tra il 21 e il 24 giugno, nell’emisfero boreale, il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste nel giorno più lungo dell’anno ma allo stesso tempo declina, infatti, dopo tale evento, le ore di luce iniziano ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno. Tale fenomeno è detto solstizio d’estate, il termine deriva dal latino solstitium composto da sol, solis (sole) e un derivato di sistere (fermarsi), proprio perché si ha l’impressione che il sole si fermi e torni indietro. Da questo momento, inoltre, inizia l’estate astronomica.
Fin dall’antichità, per l’inscindibile legame tra uomo e il ciclo di sole e luna, questo fu considerato un periodo sacro e come tale celebrato. Con l’avvento del cristianesimo, la Chiesa lo associò alla festa di san Giovanni Battista le cui morte nasconde l’antico culto del sole. Non è un caso che questo santo è collegato a tale evento, l’altro solstizio, quello d’inverno è rappresentato da san Giovanni Apostolo;
entrambi furono accolti come i patroni delle Confraternite dei Costruttori che festeggiavano il beneficio del sole nei suoi due apogei. C’è un altro motivo nascosto, esoterico, se Johannes fosse una corruzione e derivazione di Janus (Giano bifronte), che aveva le chiavi per aprire o chiudere le porte dei cieli, i due santi sarebbero metafora stessa delle porte ovvero dei solstizi: Porta degli uomini quello estivo e Porta degli dei quello invernale. La prima porta, dava accesso al mondo materiale, della creazione; con la seconda si entrava nel regno metafisico, divino, sovrannaturale. Riepilogando, questo è un momento di passaggio e come accade per tutti i confini, è una sorta di non luogo fuori dal tempo in cui la mistica potenza solare unisce il cielo e la terra; un benefico caos dove fuoco e acqua simboleggiano il maschile e il femminile o come preferivano sos mannos, il sole e la luna.
Fino a qualche tempo fa, in tutta la Sardegna esistevano diverse usanze e riti della tradizione solstiziale precristiana. Lo stesso nome del mese di giugno, che in sardo è chiamato per l’appunto Làmpadas (dies lampadarum nel calendario romano) è un lontano ricordo pagano, infatti, in questo periodo si benedicevano le campagne e i raccolti portando fiaccole accese per i campi.
Gli elementi fondamentali che caratterizzavano il giorno di mezza estate, erano l’uso dei fuochi e il tradizionale “comparatico”. A cui si aggiungevano pratiche divinatorie, il propiziare presagi, riti legati all’amore e alla fertilità.
All’imbrunire, nelle piazze, negli incroci (luoghi di passaggio tra il mondo visibile e invisibile) e davanti agli usci delle case, si accendevano i fuochi, adoperando sovente le stoppie delle fave.
Secondo alcuni studiosi, i falò rappresentano il sole e accenderli ne rallentano la calata, rafforzando così l’energia dell’astro. Altri studiosi invece, mettono in risalto il loro calore purificatorio e i fuochi servirebbero a scacciare elementi negativi, spiriti maligni e malattie; le fave, al contrario, sono simbolo di fertilità. Attorno ai fuochi si ballava e si cantava ma soprattutto si diventava compares de Santu Giuanne.

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