La lastra tombale di Guido di Dono
e la cultura artistica gotico - catalana in Sardegna
tra XIV e XV secolo.
di Fabrizio Sanna
La lastra tombale di Guido di Dono (fig. 1), attualmente esposta all’esterno della Pinacoteca Nazionale di Cagliari, rappresenta una delle testimonianze scultoree meglio conservate nel quadro della produzione plastica d’ambito catalano in Sardegna tra il XIV e la prima metà del XV secolo.
In relazione ad un corpus di documentazione scultorea di influsso gotico-catalano oggettivamente scarso (ad eccezione della decorazione architettonica), l’analisi della lastra sepolcrale permette di riflettere su alcune specificità della cultura artistica catalana in ambito sardo, approfondendo nel contempo alcuni aspetti storico-sociali della dominazione iberica nell’isola.
A partire dalle spedizioni del 1323-1324 l’esercito catalano-aragonese intraprese la graduale conquista della Sardegna, funzionale a concretizzare (insieme all’occupazione delle Baleari e della Sicilia) il controllo strategico sul mediterraneo.
I Catalani, dopo lo sforzo bellico contro Pisa e Genova, che avevano ancora nel corso del XIV secolo interessi economici in Sardegna, ed in seguito all’indebolimento del Giudicato di Arborea nello scontro del 30 giugno del 1409 (battaglia di Sanluri), imposero la totale egemonia sul territorio rafforzando il processo di catalanizzazione già avviato a partire dalla prima metà del XIV secolo.
In parallelo alla diffusione della lingua e all’introduzione di un sistema istituzionale basato su una capillare rete di feudi, tra le modalità di penetrazione della cultura catalana in Sardegna, un ruolo rilevante è svolto dall’attività artistica nelle sue manifestazioni pittoriche, architettoniche e scultoree.
In particolare la produzione plastica di influsso gotico-catalano, (scultura di decorazione architettonica, lignea, di arredo ecclesiastico e sepolcrale) si innesta in Sardegna parallelamente all’introduzione dei modi architettonici e dell’arte pittorica, mediante l’esportazione di opere e la migrazione di artisti catalani che attivano botteghe fiorenti in grado di soddisfare le esigenze della committenza locale.
L’integrazione della cultura artistica straniera nel sostrato culturale isolano, sarà così intima, da costituire una vera scuola sardo-catalana con caratteristiche proprie e di considerato valore artistico che proiettano la Sardegna sia per le esperienze culturali, sia per la produzione artistica, verso una dimensione più europea.
E’ nel quadro storico della Cagliari della prima metà del XV secolo, primo obiettivo della conquista catalano-aragonese e principale centro di polarizzazione culturale dell’isola, che si devono contestualizzare le vicende che portano alla realizzazione del sepolcro del mercante Guido di Dono morto nel 1410 e sepolto nella ora distrutta chiesa conventuale di San Francesco di Stampace (XV-XVI secolo), espressione paradigmatica del lessico architettonico gotico-catalano, di cui rimane solo una parte del chiostro.
La lastra tombale in marmo bianco (m. 2,05 x 0,75), originariamente nel pavimento della cappella dell’Annunciata, è di forma rettangolare e raffigura il defunto Guido di Dono in abiti medievali (in costume di foggia pisana), con la testa appoggiata sul cuscino, entro un edicola a cuspide trilobata sorretta da esili colonnine tortili (poggianti su basamenti rettangolari), caratterizzate da capitelli fogliacei, che quasi si congiungono senza soluzione di continuità, con le due estremità del cuscino.
Al di sopra dell’arco trilobato cuspidato (dal cui apice si diparte una decorazione fogliacea che si congiunge con il bordo superiore della cornice ospitante l’epigrafe, sono simmetricamente rappresentati a destra e sinistra, gli stemmi della famiglia di Dono tra decorazioni fogliacee a fiori quadripetali (la cui corolla deriva dall’immagine del cespo d’acanto visto dall’alto), trattate con notevole senso naturalistico.
|