La mano del diavolo
di Antonella Lentinu
Dura la vita per chi preferisce usare la mano o il piede sinistro per scrivere, mangiare o calciare un pallone. Fino alla metà del Novecento chi osava utilizzare la mano “sbagliata”, la mano del diavolo, subiva bacchettate da genitori o insegnanti. Quanti bambini, forse ancora negli anni sessanta del secolo scorso, con la mano sinistra legata dietro la schiena per costringerli a diventare “normali”! Probabilmente la diffidenza verso questo fenomeno di chiralità sinistra, vale a dire la preferenza ad usare questa mano per compiere azioni quotidiane, sta tutta qui, proprio nella tendenza a demonizzare ciò che in qualche modo è diverso, staccato dalle convenzioni più comuni.
Nel passato, chi usava prevalentemente la mano sinistra, veniva considerato alla stregua di un malato mentale: intorno al 1920 gli psichiatri definivano questo tipo di lateralizzazione l’anticamera della demenza. Lo scrittore Francisco De Quevedo, nel 1608, diceva a proposito dei mancini: «Sono gente che non può fare cose dritte... noi dubitiamo se siano uomini o altro, perché nel mondo sono solo di fastidio o malaugurio: è gente fatta a rovescio, e c’è persino da dubitare che sia gente».
Altri associavano il mancinismo a problemi come lo strabismo, le balbuzie, le nevrosi. C’è stato anche chi, come per esempio Wilhelm Fliess, grande amico di Freud, collegava il fatto di essere mancini all’innata predisposizione all’omosessualità.
Ancora negli anni ’70 si pensava che la preferenza verso la mano sinistra fosse in qualche modo collegato con la dislessia, cioè con la difficoltà di imparare a leggere.
Gli antichi pregiudizi sui mancini si osservano anche oggi nel parlare di tutti i giorni: lo “sguardo sinistro” spaventa, il “tiro mancino” non è certo gradito. E ancora, “Ti sei alzato col piede sinistro” si dice a chi appare di malumore o “Sei maldestro” a chi è impacciato nei movimenti.
A un destrorso nessuno chiede mai spiegazioni. Invece se c’è una persona che scrive con l’altra mano, non resisti, è più forte di te, devi fare la fatidica domanda: “…mancino?”
Oggi finalmente la persecuzione è finita: nessun educatore o istruttore sportivo si sognerebbe più di obbligare un bambino ad andare contro natura, utilizzando a tavola, sui banchi o sul campo di calcio il braccio e la gamba destri. Nessun maestro pensa di bacchettare un alunno se impugna il gesso con la «mano sbagliata». Oggi la comunità scientifica dice, finalmente, che essere mancini non è certo un difetto, ma una peculiarità dell’individuo, come il colore degli occhi o dei capelli. Non è che uno può scegliere!
Numerosi studi sono stati fatti a proposito, si è cercato di capire il perché di questa caratteristica, le correlazioni con il sistema nervoso, le diverse modalità con cui il mancinismo si manifesta.
Di recente alcuni ricercatori, osservando mille feti nelle prime dieci settimane di sviluppo, con la tecnica della scansione elettronica, hanno potuto vedere come muovano le braccia prima ancora che il cervello inizi a funzionare. In base a questi studi si è visto che gli stessi bambini, osservati anche dopo la nascita, tendano a confermare la stessa preferenza nell’uso della mano, cioè, il braccio mosso nella prima fase di vita sarà quello prescelto per tutta la vita. È quindi ragionevole pensare che siano i primi movimenti del braccio a decidere se si nascerà destri o mancini, prima ancora che il cervello sia sviluppato. Quindi, se il cervello è fuori gioco, ciò che influenza la preferenza per la destra o la sinistra potrebbe essere dunque un riflesso muscolare o il controllo del midollo spinale. Resta comunque da capire perché questo avvenga, molti altri studi sono stati realizzati e alla fine del secolo scorso alcuni ricercatori dell’Università di Los Angeles hanno dimostrato quanto la genetica abbia un ruolo fondamentale in questo fenomeno. Ed oggi, nell’Oxford University, è stata fatta una scoperta che potrebbe, e il condizionale è d’obbligo, mettere la parola fine alla comprensione del dilemma. Pare, infatti, che dietro alla preferenza per l’uso della mano destra o sinistra ci sia un gene.
E’ “LRRTM1” il responsabile, secondo gli scienziati, dell’essere mancini. Secondo uno studio pubblicato su Molecular Psychiatry, la funzione di LRRTM1 è quella di controllare quale emisfero del cervello è preposto al controllo di specifiche funzioni, come il linguaggio o le emozioni.
Nei destrorsi, l’emisfero sinistro presiede alla parola e al linguaggio, mentre quello destro controlla le emozioni. Nei mancini (circa il 10 per cento della popolazione) è spesso vero il contrario e del rovesciamento sarebbe responsabile proprio LRRTM1.
|