Marrubiu - tra monti e mare
di Pietro Martis

Marrubiu si estende su un’area pianeggiante del Campidano
fra il Monte Arci e il litorale del Golfo di Oristano. E’ facilmente
raggiungibile dal chilometro 77 dell’arteria 131.
La vita della sua gente, per la posizione geografica tra il Monte
Arci e il mare, ha sempre conservato la doppia anima dei
montanari e dei pescatori. Questo stretto connubio echeggia
dai toponimi della sua memoria storica e si perdono nel mito
e nella leggenda. Ma due soprattutto, brillano di luce antica
nell’immaginario collettivo dei Marrubiesi:“ Sa Genti Arrubia
e Luxia Arrabiosa”. Il primo ci riconduce appunto al mare e
alle sue lagune, che da sempre ospitano i fenicotteri rosa; il
secondo al rapporto vitale che lega, da epoche immemorabili,
questa popolazione col Monte.
Si racconta che in tempi lontanissimi, l’Alba (Luxia) conobbe
il Tramonto (Urrubu) e si amarono intensamente. Dalla loro
unione nacque una splendida progenie: Sa genti Arrubia, i fenicotteri
rosa da cui discenderebbero i Marrubiesi.
Sembra l’inizio di una bella favola.
Questo è un piccolo mondo, aggrappato tenacemente alla sua
storia e alle radici ancora misteriose che, nel suo immaginario
si compiace di condividerle e confonderle anche con personaggi
fantastici, come “Luxia Arrabiosa”, mitica tessitrice che vaga
per il monte Arci, distrutta dal dolore, alla ricerca delle figlie
strappatele da un improvvido destino. Gli dei, secondo la leggenda,
mossi a pietà la trasformarono nella roccia che costituisce
la punta più alta della montagna: “Sa Trebina longa”, visibile
da molta parte della pianura del campidano.
V. Angius, R. Bonu, R. Zucca, G. Pau, A. Murgia Meloni e
altri, facendo riferimento ad alcune caratteristiche ambientali
del territorio, hanno ipotizzato che l’origine di Marrubiu potesse
avere una forte relazione o con la pianta del “marrubio”, molto
diffusa nelle nostre campagne o con “Sa genti Arrubia”.
Miti di monte e di mare dunque, che attestano la doppia anima
dei Marrubiesi, ora attratti dal mare e dalle lagune, da sempre
stazione degli fenicotteri, ora affascinata dalla natura arcigna
delle emergenze basaltiche.
Giovanni Semerano, emerito studioso di lingue antiche, recentemente
ha sostenuto una tesi rivoluzionaria e suggestiva:
le lingue indo-europee non derivano, dall’ indo-europeo, ma
dall’accadico e dal sumero. Per lui, alle origini, il nome che
denoterà l’Occidente, è l’accadico “erebu”.
Il latino manus (italiano mano) deriverebbe dall’accadico “manu” che significa “contare con le dita”.
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