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L’Argentiera (Sassari) nel 1905.
La miniera dell’Argentiera era conosciuta fin dall’antichità come testimoniano i forni fusori di epoca preistorica, rinvenuti alla periferia del paese. Con la caduta dell’Impero Romano, il sito attraversò fasi alterne di abbandono e sfruttamento dell’attività estrattiva da parte di Pisani, Genovesi, Aragonesi e Spagnoli. La fonte documentale più antica che menziona l’Argentiera è l’atto di donazione dei “Montes qui dicuntur argentei” da parte del giudice Gonario II di Torres, alla chiesa di S.M. di Pisa, nel 1311.
Nel suo Dizionario Storico-Geografico degli Stati di S. M. Re di Sardegna, V.
Angius descrive l’Argentiera, intorno all’anno 1850, come un luogo abbandonato, ricordandone le lontane origini e suggerendo la sua riattivazione.
Il celebre scrittore francese Honorè de Balzac, un po’ casualmente giunse all’Argentiera per verificare le reali possibilità di valorizzazione dei giacimenti minerari da troppo tempo dimenticati. A far conoscere la Sardegna in Francia avevano certamente contribuito le pubblicazioni del generale piemontese Alberto Della Marmora che, emarginato dalla carriera militare per le sue idee liberali, vagò per l’isola in lungo e in largo descrivendone le caratteristiche geologiche, le bellezze naturali, gli aspetti ambientali e le tradizioni popolari, divenendo una straordinaria figura d’intelletuale e scienziato esploratore per l’epoca. Ma Balzac era arrivato tardi: si erano già realizzate le condizioni economiche favorevoli per l’avvio di una vera e propria industria mineraria.
Come già era accaduto nel Sulcis, verso la metà dell’Ottocento gli imprenditori minerari profittarono di una favorevole congiuntura dovuta sia alla nascente rivoluzione industriale dell’epoca, che fornì loro decisivi miglioramenti tecnologici, sia alla specifica legislazione statale appena emanata per investire nel settore estrattivo (erogazione di tributi meno onerosi, afflusso di capitali dall’estero e creazione di società a capitale misto), che al rialzo internazionale del prezzo di piombo e zinco.
Inizialmente fu la nobile famiglia Tola, da diverse generazioni concessionaria dei terreni, a gestire in proprio la miniera. Ma già nel 1867, con la crescita della produzione, subentrarono i marchesi Saturnino affiancati dall’azienda Societè Anonyme Miniere e Metallurgique Sardo-Belge. I minerali grezzi venivano accattastati su carri a trazione bovina, sino alla spiaggia...

Gian Luigi Anedda
[Continua a pagina 27 del numero 31]



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