Nascita ed evoluzione della religiosità
di Alberto Pozzi

Credo che tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo posti la domanda: da quando, nel corso della propria evoluzione, l’uomo ha concepito l’idea di Dio?
Naturalmente il quesito non interessa chi ritiene che la Bibbia sia un testo da leggere e interpretare alla lettera: molte persone, infatti, non accettano i risultati del progresso delle scienze naturali che hanno portato al concetto di evoluzione dei viventi fino all’avvento dell’uomo. Questa corrente di idee, che si identifica con il “creazionismo”, è sostenuta in varie parti del mondo, tanto da essere insegnata in parallelo all’evoluzionismo. Chi invece ritiene che il testo biblico non rappresenti la verità assoluta ma solo una storia per il popolo (con finalità etiche, sociali e politiche) non si trova in contrasto con la Chiesa Cattolica che, negli ultimi decenni, ha ammesso, attraverso il pensiero di esegeti biblici e teologi, che i progressi delle scienze non sono in contrasto con il testo sacro, che viene quindi inteso come simbolico. Non dimentichiamo, infatti, che la verità viene ricercata attraverso vie diverse, che non sono in contrasto ma complementari: la scienza si interessa del divenire della materia e di tutto l’esistente, mentre la religione va oltre il divenire temporale e si chiede, e dà risposte, al prima e al dopo della materia, della vita e del divenire stesso.
La ricerca della nascita della religiosità umana può seguire tre diverse vie: la filosofia, i più antichi testi scritti e l’archeologia.
La filosofia può spiegare in quale punto della evoluzione mentale dell’uomo sia nato il concetto della divinità. Non può però precisare a quale livello di sviluppo biologico possa riferirsi. Il concetto di Dio è sorto fra gli Australopiteci? Oppure presso Homo erectus o solo nell’uomo attuale?
L’esempio forse più bello, anche come immagini, che ci viene dalla filosofia, è suggerito dal filosofo napoletano Gian Battista Vico che, in un’opera del 1715, propone questo scenario: un branco di esseri umanoidi fugge disordinatamente spaventato da un cataclisma naturale, come l’eruzione esplosiva di un vulcano. Solo uno di questi “bestioni” si ferma, si volta e si prostra al suolo in segno di sottomissione, ritenendo che in quella montagna si nasconda un Essere potente, superiore a tutto.
Dalla paura e dalla osservazione di un fenomeno raro e drammatico, quindi, può essere nato il concetto dell’esistenza della divinità da parte dell’uomo primitivo.
Le scritture antiche ci possono insegnare molto pur con limiti ben precisi; così i Reg Veda indiani e l’Enuma Eli, testo sulla cosmogenesi sumera. Tutti questi scritti risalgono alla fine del III o all’inizio del II millennio a.C., anche se riportano miti e tradizioni molto più antiche, trasmesse per lungo tempo solo oralmente.
I libri che compongono la Bibbia, nelle edizioni a noi note, risalgono a periodi diversi che non vanno oltre l’VIII o il VII secolo a.C. E così i poemi omerici che, pur descrivendo vita e credenze religiose dell’Egeo degli ultimi secoli del II millennio, sono stati materialmente scritti intorno al IX o VIII secolo a.C.
Bibbia e poemi omerici ci parlano di un’età dell’oro, durante la quale il Dio unico o le diverse divinità che si erano divisi il potere del cosmo avevano un contatto diretto con alcuni uomini: i profeti, gli eletti, ma anche persone normali che, con la loro avvenenza fisica, sollecitavano le voglie amorose di quel dio o di quella dea.
Dalle antiche scritture, quindi, possiamo cogliere alcuni aspetti del rapporto uomo/Dio, ma non la nascita della religiosità.
E’ solo l’archeologia che, grazie anche a numerose e recenti scoperte, può guidarci nella nostra ricerca.
I primi atti che alcuni esseri umani hanno compiuto e che possiamo forse ritenere connessi alla credenza nelle divinità sono le più antiche sepolture. Gli specialisti ritengono che seppellire i propri morti, già nella preistoria, rappresenti un atto di pietas legato alla convinzione dell’esistenza di una vita ultraterrena. I primi gesti funerari, non definibili ancora sepolture, sembrano riferibili alla stessa nostra specie (o meglio sottospecie: Homo sapiens sapiens) che in Etiopia ha lasciato incisioni sui crani dei propri congiunti intorno a 160.000 anni fa (Paleolitico medio). Altre tracce sono state accertate in Spagna e si riferiscono al 130.000 a.C.. Sempre ai nostri diretti antenati si devono le prime vere e proprie sepolture individuate in due località dell’attuale Israele, risalenti al 120.000 e al 92.000 a.C. e in Egitto (55.000 a.C.). Ma anche l’uomo di Neanderthal (Homo sapiens neandertalensis) ha sepolto i propri cari lasciando tracce sicure datate fra il 60.000 e il 50.000 a.C.; anche se alcuni specialisti ritengono che sepolture molto più antiche debbano essere attribuite allo stesso Neanderthal.
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