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IN EDICOLA IL N°35


Sommario:

| Passeggiata a Dorgali
di Giacobbe Manca
| Genetics - prima parte
di Maurizio Feo
| Edifici cultuali in Sardegna - seconda parte
di Mirko Zaru
| La campana Torresani
di Gian Gabriele Cau
|
Vivere con il "paese" nel cuore
di Andrea Muzzeddu
|
Economia delle antiche civiltà mediterranee - seconda parte
di Giovanni Enna
|
Una moschea ad Assemini
di Massimo Rassu
|
Nascita ed evoluzione della religiosità
di Alberto Pozzi
|
La festa del 24 Giugno in Sardegna
di Tiziana Sotgiu
|
I candelieri di Nulvi
di Franco Stefano Ruju
|
La memoria dimenticata
di Pietro Martis
|
Diffusione dei retabli in Sardegna
di Luigi Agus




Recensioni

Il mito di Mamojada
Giacobbe Manca

NOTIZIE E NOVITA'
 

Nel racconto della Passione e Morte di Gesù di Galilea, vi è un curioso particolare spesso trascurato, riguardante il cartello posto sulla croce con le ragioni della condanna: «Gesù Nazareno, re dei Giudei», frase scritta «in ebraico, in latino e in greco» (Gv 19, 19-20). Ossia, nella lingua del popolo, in quella dei dominatori (i Romani) e in quella della cultura. Forse è solo una coincidenza, ma anche la dedica o ex-voto che il cagliaritano Cleone lasciò nel I secolo a.C. in onore del dio Eshmun-Merre nel tempio di Santu Iacci (San Nicolò Gerrei) era un’iscrizione trilingue, una sorta di stele di Rosetta, scritta proprio in una lingua semitica, in latino e in greco. È quindi chiaro che all’epoca queste erano le lingue parlate anche in Sardegna, come in Palestina, ma non certo le fantomatiche quanto indimostrate lingue nuragica o shardana di tante strambe teorie attuali...

Massimo Rassu

 



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