Nel racconto della Passione e Morte di Gesù di Galilea, vi è un curioso particolare spesso trascurato, riguardante il cartello posto sulla croce con le ragioni della condanna: «Gesù Nazareno, re dei Giudei», frase scritta «in ebraico, in latino e in greco» (Gv 19, 19-20). Ossia, nella lingua del popolo, in quella dei dominatori (i Romani) e in quella della cultura. Forse è solo una coincidenza, ma anche la dedica o ex-voto che il cagliaritano Cleone lasciò nel I secolo a.C. in onore del dio Eshmun-Merre nel tempio di Santu Iacci (San Nicolò Gerrei) era un’iscrizione trilingue, una sorta di stele di Rosetta, scritta proprio in una lingua semitica, in latino e in greco. È quindi chiaro che all’epoca queste erano le lingue parlate anche in Sardegna, come in Palestina, ma non certo le fantomatiche quanto indimostrate lingue nuragica o shardana di tante strambe teorie attuali...
Massimo Rassu