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Produzione tradizionale della calce (Dorgali)
di Giacobbe Manca e Fabio Sagheddu


Lungo i pendii dei bellissimi rilievi calcarei della Sardegna centro orientale, conquistati alle pendici da una vegetazione aspra, fatta di arbusti e cespugli di macchia mediterranea, non è infrequente imbattersi nei ruderi di povere costruzioni o apprestamenti circolari, dalla connotazione di pozzi, talora profondi. Spesso appaiono come scavi nelle arene compatte e ghiaiose degli accumuli detritici o in forma di costruzioni circolari semi affossate, fornite d’ingresso. Sorgono come strane capanne dalle diverse suggestioni; talvolta sembrano protezioni per scaturigini ristagnanti o pozzi cerchiati con muri o, nei casi meglio conservati, silos per gli accumuli di prodotti agricoli; sono invece i resti delle fornaci per la produzione tradizionale della calce. Nelle regioni storiche interne dell’Isola,
le ultime sono state realizzate, parrebbe, agli albori degli anni sessanta del secolo appena concluso, giusto col giungere della “provvidenziale” produzione industriale.1
Dall’osservazione attenta dei ruderi, dai particolari delle conformazioni nei muri e dagli esiti delle alte temperature sulle pietre si può intuire la loro natura di fornaci, ma non si riesce in alcun modo a ricostruirne le sembianze dell’intero, né le procedure o il suo preciso funzionamento se non si hanno informazioni dirette, di coloro che le hanno realizzate e ci hanno duramente lavorato.
É notorio che le pietre di calcare, cotte a forti temperature, subiscono delle trasformazioni chimiche per cui si sciolgono in calce idraulica, giusto dopo aver reagito a contatto con l’acqua, sfrigolando e producendo calore.2

San Michele di Ploaghe
Meno noto, forse virtualmente dimenticato è con quali mezzi e procedure le si sottoponesse a cottura in antico. Un metodo che non doveva essere molto differente rispetto al lungo medioevo e al più lontano periodo romano, quando ampio, vario e fondamentale era l’uso della calce.3
Questo perché l’orizzonte tecnologico disponibile può essere considerato simile, almeno nelle contrade interne e distanti (anche economicamente) dalle aree industrializzate, fino almeno al secondo dopoguerra.
La presente ricostruzione, deriva dal ripercorrere i luoghi della memoria di un allora giovanissimo operaio, che per diversi lustri costruì queste fornaci lavorando in proprio, fino a quando quella pratica, per il mutare dei tempi e dell’economia, andò finalmente in disuso.4...

Il resto dell'articolo in edicola su Sardegna Antica 33

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