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Giacobbe Manca | Mito di Mamojada
Autore: Giacobbe Manca
Editore: Associazione Culturale Atzeni-Beccoi
Pagine: 263 con 64 tavole a colori,
Materia: Archeologia, Antropologia
Prezzo: Euro 20,00
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Come il titolo e il sottotitolo lasciano intuire, questo libro è suddiviso in più parti. Nella prima, dopo le indicazioni territoriali, si procede dall’antichissimo giungere di un popolo del Neolitico medio nella valle di Mamojada che in
questo “Eden” s’insedia stabilmente per dare origine ad una vicenda antropica, da un lato, singolare e in pari tempo
parallela a quelle accaduta in altre contrade dell’Isola (come, si narra, dovette verificarsi lungo le valli del Tirso e del Cedrino, nelle valli
ogliastrine o lungo altri importanti corsi d’acqua isolani). Ciò che distingue quel popolo delle origini è la sua consuetudine di erigere stele
e menhirs istoriati con simboli (cerchi concentrici, bastoncelli”, “preghiere” e coppelle tonde e vulvari) che l’autore, con un felice neologismo,
definisce “fertilistiche”, in virtù della loro antica funzione magico-rituale. |
Le seconda parte del libro ha un carattere internazionale,
giacché segnala tutti i confronti oggi disponibili fra le pietre istoriate di Mamojada (le famose pietre magiche richiamate nella precedente
opera dello stesso autore) con altre realtà europee e persino africane. Dalla Scozia al Marocco, passando per il Northumberland (e con qualcosa
di significativo anche in Nigeria), dall’Irlanda alla Svizzera, attraverso la Spagna e il Portogallo sono segnalati monumenti istoriati,
strettamente confrontabili con questi sardi di Mamojada e dintorni. La terza parte del libro è una ricca documentazione iconografica a colori
(una sostanziale narrazione parallela e spunto per un futuro museo del paese) che annovera monumenti e oggetti archeologici, anche inediti,
rinvenuti sia nella valle di Mamoiada sia nel resto dell’Isola e dell’Europa, a conforto dell’ipotesi di un’antica religione fertilistica, la cui
individuazione in Barbagia, pone la Sardegna in un perfetto parallelo culturale col resto del mondo mediterraneo: altro che i ritardi culturali
predicati da autorevoli pulpiti! Ancora, il testo è corredato da diverse appendici con indicazioni sui monumenti, risorgive ed altre realtà mamojadine,
utili sostegni della narrazione globale del libro. Infine, quattro mappe territoriali archeologiche a colori, con tavola cronologica
dell’autore, offrono una diretta immagine dell’ubicazione dei monumenti presenti nella regione, distinti con differenti simbologie e colori,
ascrivibili a tutte le epoche, dal Neolitico (fase delle origini documentate) fino al Medioevo. Si tratta, dunque, di un libro composito, nel
quale la narrazione scientifica è veicolata da una scrittura chiara e piacevole, affinché sia fruibile da tutti, dove i tecnicismi dell’archeologia
lasciano il posto alla documentata visione antropologica: quello che dovrebbe essere il vero scopo dell’archeologia, frequentemente disatteso
dalla generalità degli archeologi che spesso se non sempre si limitano a leggere i “cocci” e le ambigue stratigrafie o a dare generiche
descrizioni di monumenti, talora vaghe e inadeguate. Si legge come un romanzo ma è un libro di archeologia di nuova concezione, dove
non è il monumento o l’oggetto scientifico al centro dell’attenzione, ma le persone e la loro vita sociale, economica e religiosa: tutto ciò
che quei documenti importantissimi, giunti fino a noi, hanno saputo indicare. Le “maglie” della narrazione sono più fitte e stringenti per i
periodi più antichi e più larghe col procedere verso i periodi punico e romano, con cenni fino al Medioevo. Dunque questo libro non è solo
un’ennesima iniziativa editoriale indirizzata “al paese del cuore”, ma è un’impegnativa prova di paletnologia (ovvero di paleo-etnologia)
dalle valenze generali, che in distinte parti affronta altrettanti aspetti, diversi ma strettamente correlati: dalla ricerca delle società antiche
alle parentele europee delle affascinanti pietre istoriate, oggi attribuite ad una cultura barbaricina. Da quell’argomentare discende che nella
visione archeologica isolana non è più giustificabile una teoria dove l’Isola è chiusa in se stessa (tutto ciò che del Neolitico mostra una
decorazione, ad esempio, veniva rimandato alla nostrana cultura di Ozieri), ma si hanno molti motivi per guardare ad orizzonti europei,
ben più ampi, cosa già intuita per differenti elementi culturali del Bronzo Antico, quali la cosiddetta cultura Beacker e non solo.La nuova
opera di Giacobbe Manca è, in buona sostanza, la logica continuità culturale, in prioritaria chiave antropologica, del noto libro “Pietre
magiche a Mamojada” (del 1999), che divulgò, fra l’altro, la grande novità delle pietre istoriate barbaricine o “fertilistiche”, ampliando in
modo imprevisto e imprevedibile il quadro della preistoria isolana ed europea. In chiusura propongo una notazione sul titolo, così sintetico
e significativo insieme: Mito di Mamojada, sta per il percorso culturale individuato alla ricerca di un popolo che ha saputo conservare più
di ogni altro nell’isola, retaggi di antichissime ritualità folkloriche. É la ricostruzione sia pure parzialmente e necessariamente ipotetica
(siamo in campo preistorico), ma ampiamente documentata della lunghissima e articolata epopea di un popolo mitico fin dalle sue origini,
come l’archeologia dimostra. In sintesi è un omaggio sia ai mamojadini e ai loro importanti antenati, sia ai Sardi nel loro insieme.
Franco Romagna
AA.VV., Alla scoperta del Meilogu
FLM Fondazione Logudoro Meilogu, 2006,
pp. 92,
€ 9,00.
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Scrivere della propria terra, perché la si ama profondamente e la si vuole far conoscere,
è l’intento degli autori di questa piccola guida. Una comunicazione frutto di molti
anni di consuetudine e di percorrenze “pacate”, fatte cioè nel modo più semplice e
naturale: passeggiare per tratturi (che - a ben vedere -, è più bello che “fare trekking”),
attraverso i territori di Banari, Bessude, Thiesi, Cossoine, Bonorva.
Cinque itinerari in un libro “tascabile” a colori per un grande territorio - il Meilogu
- dalla storia antica, il cui trascorrere millenario ha lasciato un’eredità silente di testimonianze
rivestite di licheni e di fascino del tempo, che attendono solo di essere
visitate.
Si legge e si viaggia: da Banari al lago Bidighinzu, da Banari alla chiesetta di Nostra
Signora di Cea, da Bessude a San Pietro di Sorres (Borutta), da e per |
Mandra Antine passando per Thiesi, da Cossoine a Bonorva e Rebeccu.
Percorsi proposti “attraverso i campanili”, raccontati con sobrietà e cura, intercalati
da schede descrittive, dove, di volta in volta, si riportano dati scelti dei paesi e delle
loro vicende o illustrazioni di monumenti di particolare rilievo archeologico, storico
e architettonico.
Le fotografie, opere d’autore (sono tutte di Gian Luigi Anedda), riferiscono nel racconto il carattere e la bellezza,
talora struggente, del territorio e dei monumenti.
di Agnese Pasella
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G. Manca, A. Arcadu, P. Fenu, Itinerari. Percorsi di archeologia - Ambiente - Storia,
C.S.C.M., Centro Studi Culture Mediterranee e Scuola Elementare Statale “Furreddu” Nuoro, 2006. € 8,00.
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Corredata di numerosissimi disegni e fotografie, a colori e B.N., é una guida sintetica,
dall’esposizione chiara, lineare e di semplice consultazione, rivolta principalmente a
quei docenti delle Scuole che hanno il piacere di visitare la Sardegna nei suoi aspetti
monumentali, storici e paesaggistici. I testi sono scritti da specialisti nelle discipline
proposte, cultori e conoscitori dell’insegnamento: apprestata per itinerari organici, si
propone con quadri descrittivi, esposti con un evidente intento didattico. É, insomma, un’opera fatta da insegnanti che si rivolgono soprattutto agli insegnanti,
oltre che, naturalmente, al largo pubblico di appassionati e turisti; è concretamente
concepita come un sintetico supporto utile per quanti sentono il bisogno culturale e la
necessità deontologica di comunicare la Sardegna e la sua storia ai propri allievi.
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Sono illustrate quindici tra aree geografiche e regioni storiche comprese tra il Nord
dell’Isola e la fascia centrale (i capitoli sono intitolati: Arzachena e dintorni, Anglona,
Alghero e dintorni, Porto Torres e dintorni, Olbia e dintorni, Bonorva e Campu
Giavesu, Meilogu e Logudoro, La cittadina di Bosa, Intorno a Oristano, Il parco di
Laconi e la casa aragonese, Il Monte Arci, Alle falde del Montiferru, L’altopiano del
Guilcier, La Barbagia di Ollolai, Sui monti di Oliena). Tutti obiettivi disposti secondo itinerari e fonti di materia per
crearne di nuovi facilmente raggiungibili e visitabili, anche in gruppo. La scelta territoriale degli autori sembrerebbe
suggerita dalla ricchezza di monumenti e dalla ricerca di spazi di particolare suggestione; in realtà, il testo ha l’impostazione
di una prima opera, cui dovrà fare seguito una seconda riguardante la restante metà dell’Isola: dal centro al Sud.
di
Agnese Pasella
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