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La chiesa di Santa Vittoria, Siligo
di Frank Pittui

Nel piccolo villaggio di Siligo alla fine del XV secolo, mentre nell’isola si prospettano nuovi scenari politici ed economici, si registrano dei grandi cambiamenti della struttura urbana, fra questi il fatto più importante è rappresentato dall’edificazione della chiesa di Santa Vittoria.
La chiesa nel corso dei secoli sarà oggetto di numerosi interventi, quello che rimane oggi è la testimonianza dei continui ampliamenti e adattamenti della struttura alle diverse esigenze di ogni epoca.
Al momento attuale la fabbrica è costituita da un presbiterio quadrangolare, unico residuo dell’impianto tardogotico, e dalla navata con le cappelle erette nel XVII secolo, più le successive aggiunte dei primi decenni del XIX secolo, compresa l’appendice, costituita da un abside voltata a semicatino, che conclude il presbiterio. A fianco all’abside, sul lato nord, si eleva la torre campanaria anch’essa realizzata in epoche distinte.
La fabbrica, per la simultanea presenza del presbiterio tardogotico e della navata e la facciata contrassegnate dall’apertura a quella sperimentazione del linguaggio classico, che è tipico dell’atteggiamento dell’architettura rinascimentale e manierista, costituisce un esempio di stratificazione storica e di sincretismo architettonico. Dal punto di vista spaziale la fabbrica raggiunge una configurazione compiuta e ben equilibrata, come ebbe a notare lo stesso rettore Franchini «la forma della chiesa è a volta in una maniera elegante».

Il villaggio di Siligo
L’esistenza di Siligo è documentata a partire dall’XI secolo, dal tempo della formazione dei primi abitati in Sardegna.
Il nome, in diverse forme (Siloque, Siloghe, Syloge, ecc.), è presente nei condaghes di San Michele di Salvenero e di San Nicola di Truddas (o Trullas). In realtà a quel tempo, nelle vicinanze di Siloghe, risulta anche un altro agglomerato, denominato “Cherchedu”, ben presto i due nuclei confluiranno in un unico centro, assumendo l’attuale nome di Siligo. L’area del primo nucleo insediativo è identificata con quella che attualmente è chiamato su Runaghe e indica la parte settentrionale del paese che, composto da pochi isolati, giace ai piedi dell’omonimo colle. In questo quartiere vi è l’antica piazza denominata Carrela ‘e su Burgu (piazza del Borgo), dove sorgeva la chiesetta di San Nicola.

Note storiche e sullo sviluppo urbanistico del borgo
Dalla fine del XV, a seguito della conquista dell’isola da parte degli spagnoli, sancita con la battaglia di Macomèr del 1478, la Sardegna fu annessa alla corona di Spagna e nell’isola cominciò un lungo periodo di pace. Di conseguenza si ebbe un notevole miglioramento delle condizioni economiche, in parte determinato dallo sviluppo del sistema di sfruttamento comunitario della terra chiamato vidazzone o dell’ademprivio. La maggiore disponibilità di risorse economiche determinò una forte crescita demografica con la conseguente attenuazione del fenomeno dell’abbandono dei villaggi ed il consolidamento degli abitati esistenti. In questo contesto sorsero numerose nuove iniziative, in gran parte gestite dalla chiesa, con la fondazione di nuovi edifici di culto, confraternite, scuole, seminari, ecc. Diversi processi di cambiamento sono anche registrati, nel contesto territoriale, nelle iniziative del clero locale che aveva avviato dei consulti, i cosiddetti Sinodi del Logudoro (1420-1474), dove si erano stabiliti l’organizzazione del corpo presbiterale di ogni parrocchia e i nuovi adempimenti di questi per la cura animarum.






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