Una moschea ad Assemini
di Massimo Rassu

Grazie alle vittorie omayyadi nella penisola iberica e fatimidi nel nord Africa e in Egitto, dalla seconda metà del VII secolo fino al successivo, si ebbe una totale egemonia islamica sul mare. Le isole del Mediterraneo occidentale
tra cui la Sardegna divennero uno degli obiettivi di occupazione degli Arabi alla fine del VII secolo. Nel 752 il governatore d’Africa, ‘Abd ar-Rahmân costituiva un’impresa militare verso le Baleari, la Sicilia e la Sardegna per il controllo del Mediterraneo occidentale. Secondo alcuni storici arabi l’incursione del 752-53 si sarebbe conclusa con l’assoggettamento
della Sardegna al pagamento della Giz’yah, cioè l’indennità di guerra e riscatto cumulativo delle persone e degli averi dei vinti, anche se non specificano per quanto tempo. Tra questi, il cronista medievale Al-Zuhuri per il quale «in quell’epoca […] la Sicilia, la Sardegna e Messina
erano nelle mani dei Musulmani, di cui si temevano le incursioni».
È possibile che l’esazione della tassa sia stata mantenuta ancora nel 762 dal nuovo governatore d’Africa Harthama Ibn A’y�un per finanziare la fortificazione della capitale Qairouan. Sicuramente, la dominazione e il relativo pagamento del tributo durarono poco tempo poiché i posteriori raid degli anni 813, 816-17, 834-35, sulle coste dell’Isola - verificatesi nello stesso periodo in cui si preparava e poi realizzava la difficile conquista della Sicilia, dall’827 al 902 – indirettamente fanno capire che la Sardegna non era più sotto il controllo arabo,4 in quanto le incursioni non sarebbero state appropriate ad una promessa di tutela assicurata dal pagamento della tassa.5 Essendo l’Africa in una situazione di quasi anarchia, nella seconda metà dell’VIII secolo l’Isola ebbe pochi fastidi dai suoi assalitori e la Giz’yah fu rimossa.6 Le testimonianze materiali di questa occupazione sono talmente irrisorie, che rimangono le perplessità degli studiosi, da far sospettare che una vera e propria conquista, pur momentanea, non sia mai stata realizzata. Non c’è certezza su un sicuro dominio islamico, diretto o indiretto, della Sardegna, benché l’erudizione locale prediliga scorgerne le tracce in molteplici espressioni del lavoro e dell’arte, della lingua e del costume.7 Situazioni simili, tuttavia, si riscontrano anche in altre contrade sicuramente sottoposta per lungo periodo sotto il dominio islamico, come Creta dove si hanno solo ritrovamenti di monete, o Malta, dimostrata soltanto dalla lingua locale, il maltese.
Le tracce arabe in Sardegna
Il ritrovamento nei dintorni di una stele con iscrizione in caratteri cufici e di alcune monete arabe, fa supporre che l’area di Assemini sia stata occupata da un nucleo di islamici. La stele funeraria si compone di due frammenti incompleti, scoperti in tempi diversi nella metà del XIX secolo, e creduti due epigrafi separate.8 L’iscrizione è datata 470 H (25 luglio 1077 - 14 luglio 1078) e fa riferimento alla sepoltura di una donna, Maryam figl[ia] di ‘Atiya al Sarrag (= il sellaio).
|