Storia di Zuradili
di Pietro Martis
Del villaggio di Zuradili rimane solo la chiesetta medioevale di S. Maria, posta su un ampio pianoro, come una gran platea ad anfiteatro naturale, nelle propaggini del Monte Arci. Qui ogni anno, la popolazione di Marrubiu e del circondario si raduna per consumare un rito plurisecolare, in onore della Madonna. Lo scenario del pellegrinaggio è oggi meno agreste e bucolico di un tempo, ma la forza di questo richiamo verso una branca delle antiche radici di Marrubiu è rimasto intatto.
Le fonti su Zuradili, anticamente posto in un territorio nevralgico, sono scarne (come pure per lo sventurato abitato di Bonorcili, devastato in una notte di violenze); tuttavia molti indizi fanno ritenere che il centro abbia conosciuto uno splendido passato.
Le notizie che collocano la chiesa e quindi il villaggio di Zuradili nel periodo medioevale, sono dell’Angius e del canonico Raimondo Bonu, che concordemente fanno risalire l’origine del borgata intorno all’anno 1000 e la collocano nella diocesi di Tharros.
Nel periodo giudicale certamente il villaggio conobbe un lungo periodo di benessere e prosperità, dovuto ad una frenetica attività produttiva e commerciale, anche con paesi d’oltremare. A sostegno e testimonianza, di questa ipotesi, sono alcuni toponimi del territorio: dalla zona di Zuradili, in direzione N.E., si snoda verso la montagna un sentiero antico chiamato “Su mori de is Pisanus”; nei pressi della vecchia cantoniera è la località “Su Genovesu”. Tuttavia, l’attestato più attendibile dell’ingerenza in questo territorio delle due repubbliche marinare, viene dal ritrovamento di numerose monete del tempo. A riferirlo sono P. Pau e R. Zucca: “Si tratta dei genovini in argento, cioè quelle monete battute dalla zecca di Genova tra il 1139 e il 1339, con la rappresentazione di una croce e l’iscrizione Cunradi rex (re Corrado), sul diritto, e la raffigurazione di una torre e la legenda Ianua Genova, sul rovescio.”
Per la chiesa, Roberto Coroneo afferma: “Nel territorio comunale di Marrubiu …la chiesa di S. Maria di Zuradili è stata ricostruita murando in facciata una fila orizzontale di sette conci di tufo e calcare, di cui sei con singolo incavo e il rimanente con due alloggi per perduti bacini ceramici.”
Con la caduta dei giudicati e il conseguente passaggio del territorio sotto la giurisdizione Aragonese e Spagnola, Zuradili conobbe un evidente declino. La curatoria di Bonorzili, di cui, come già detto, Zuradili faceva parte, era diventata bersaglio ricorrente delle incursioni degli arabi. Le epidemie di peste probabilmente ne hanno segnato il definitivo declino e abbandono. L’epidemia è attestata a Cagliari nel 1636 e 1652. Canzoni, nel suo romanzo I Promessi Sposi, riferisce della diffusione della peste nei primi mesi del 1630.
Da qui in avanti la storia dei villaggi di Zuradili e di Marrubiu , è sufficientemente documentata.
Nel 1644 ci fu, senza successo, un primo tentativo di ripopolamento del borgo, che fu vano appena 15 anni dopo. Tra il 1652-56 la peste probabilmente costrinse i Zuradilesi ad abbandonare definitivamente il borgo per trasferirsi nelle vicine terre di “Villa Nueva” di Marrubiu. Chiesero e ottennero il trasferimento il 9 dicembre 1659.
Nell’Ottobre del 1712, Carlo d’Asburgo concesse il territorio al casato dei Borro che ottennero il titolo di marchesi di S. Carlo nel 1754. Estinti i Borro (1794), il feudo fu ereditato dai Paliacio.
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